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Vito Ricci

Itinerario tra i casali e le chiese rurali a nord di Bari 
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Il territorio a nord di Bari presenta una grande ricchezza storica, artistica e architettonica, un patrimonio di una incredibile unicità che probabilmente non si trova da nessun’altra parte. È un patrimonio prezioso che rischia ogni giorno di scomparire per incuria, abbandono o, peggio ancora, per mano dell’uomo. È un patrimonio ignoto e ignorato ai più che si nasconde tra le fronde argentee degli ulivi della campagna. Un patrimonio ingiustamente ritenuto espressione culturale ed artistica minore. Sono le torri, le chiese rurali, i casali, i palmenti, elementi che caratterizzano il paesaggio del nord barese e che raccontano la storia di questi luoghi lungo un arco di diversi secoli. E di questo argomento si è occupato Maurizio Triggiani nel suo recente volume Insediamenti rurali nel territorio a nord di Bari dalla Tarda antichità al Medioevo pubblicato da Edipuglia, (pp. 239, Euro 30), un «repertorio dei siti e delle emergenze architettoniche», come recita il sottotitolo. Triggiani è un giovane ricercatore specializzato in storia dell’arte medievale e la sua pubblicazione è il risultato di una ricerca durata due anni sotto la guida di Pina Belli D’Elia, autrice dell’introduzione al libro. È un’opera meritoria e di notevole pregio, un vero e proprio censimento delle espressioni di architettura rurale, sempre sotto la minaccia dell’espansione urbana e della devastazione del territorio. Oltre che a soffermarsi sugli aspetti storico-artistici e architettonici, l’autore fornisce un ampio inquadramento storico che cerca di ricostruire le vicende che videro protagonisti quegli insediamenti sulla base della documentazione a noi giunta. Si parte dall’eredità romana, passando per il tardo antico e sino a giungere al Medioevo. Si assiste ad una continuità territoriale degli insediamenti: la villa e il fundus romano, la curtis longobarda, il chorion bizantino, il castrum normanno, sino ad arrivare ai casali, molti dei quali diventeranno civitas per sopravvivere sino ai nostri, altri destinati all’abbandono nel corso dei secolo e alla definitiva scomparsa, dei quali rimane memoria solo nelle antiche pergamene (come Saulano, Luciniano, Guarassano, Spelunca, Santa Lucia, etc.).

L’analisi storica è molto puntuale e si avvale delle ricerche di insigni studiosi come Giuliano Volpe e Raffaele Licinio; l’autore segue l’evoluzione degli insediamenti nel corso dei secoli esaminando documenti e tracce storiche. Dopo il quadro introduttivo, di fondamentale importanza per comprendere il seguito, si trova il cuore del lavoro di Triggiani: le 63 schede dedicate ai singoli insediamenti, corredate di foto e di tutta una serie di informazioni (tipologia, ubicazione, origine del toponimo, viabilità e contesto territoriale, eventi storici e restauri, descrizione con caratteri architettonici e murari, riferimenti bibliografici e fonti). Altro elemento indispensabile è rappresentato dalle cartine che permettono di individuare sul territorio la collocazione di torri e chiese. Un capitolo abbastanza tecnico è quello dedicato ai caratteri murari delle strutture, anche questo completo di schede.

Il lavoro, come spesso sottolineato da Triggiani, ha l’intento di offrire una base di discussione piuttosto che soluzioni pretenziosamente definitive che sovente segnano il passo e in più finiscono con il danneggiare questo patrimonio a serio rischio di scomparsa. Ricordiamo il caso della chiesa di Sant’Aneta a Bitonto, sulla strada per Molfetta, buttata giù dalle ruspe da un giorno all’altro nel 2002 senza che nessuno se ne accorgesse, con una indubbia perdita sotto il profilo storico e artistico. Per fortuna ci sono esempi positivi in cui questo patrimonio è preservato e reso fruibile al pubblico come nel caso del casale di Balsignano (Modugno), della chiesa di Ognissanti di Cuti (Valenzano) o di quelle di Sovereto e Cesano (Terlizzi). Ma la maggior parte versano in stato di abbandono, come ad esempio la chiesa di San Giorgio martire nella periferia di Bari, insediamento posto lungo un importante asse viario e collocato all’interno di un sistema di casali che da Bari andava verso Modugno e Bitetto, ricordato nella vita di San Guglielmo da Vercelli, fondatore del monastero di Montevergine; oppure le tante chiese e casali che popolano le campagne tra Bitonto, Giovinazzo, Molfetta e Bisceglie di notevole interesse artistico e architettonico.

Sarebbe auspicabile un’ampia diffusione del libro di Triggiani, non solo tra gli esperti e gli studiosi per quali diventerà di sicuro un punto di riferimento e spunto per ulteriori indagini, ma anche tra un pubblico più ampio e meno tecnico che avrà la possibilità di (ri)scoprire una storia e un’arte nascoste tra gli ulivi delle nostre campagne e spesso dimenticate, per poi, magari, stimolare una visita in loco. La tutela e la salvaguardia di questo patrimonio passano attraverso la conoscenza e la memoria, ma anche e soprattutto tramite interventi a livello legislativo e progettuale tendenti a salvare e valorizzare tali luoghi impedendo un ulteriore sradicamento dal loro contesto naturale e sociale. 

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