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Vanina Zuccarino

La Vergine Odegitria tra realtà e leggenda. La storia dell'icona della Madonna 
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Bari non poteva offrire un segno migliore del suo collegamento con l'Impero bizantino di quello offerto dalla allocazione nella sua Cattedrale della icona della Madonna di Costantinopoli conservata nella Cripta, memori che l'edificio in precedenza era dedicato alla stessa Vergine Odegitria, che in alcuni documenti è anche ricordata con il nome popolare greco di "Metizza" , ovvero "Madre Divina".
L'icona, veneratissima in Costantinopoli capitale dell'Impero Bizantino, secondo la tradizione fu dipinta da san Luca. L'immagine prese il nome di "Odegitria" dal luogo in cui era collocata, nel monastero dei monaci Calogeri di san Basilio, detto "delle guide" - "ton Odegòn", cioè "indicatrice della via" -, fatto edificare dalla regina Pulcheria sulla strada retta, chiamata dai greci "Odilonica", da cui deriva il termine "Odegitria", cioè che "mostra la via"; andò distrutta nel 1453 durante la conquista turca. L'immagine attuale è forse una copia di una più antica eseguita, probabilmente, dal pittore Onofrio Palvisino da Monopoli nella prima metà del 1500. Ancor oggi si festeggia, come avveniva anticamente a Costantinopoli, il primo martedì di marzo.
Con il passare del tempo, l'imperatore bizantino Leone Isaurico, dimentico dei benefici ottenuti per intercessione della Vergine Maria, iniziò una tremenda persecuzione delle immagini sacre, detta iconoclasia. Nel secolo VIII° in tale contesto ambientale, i monaci Calogeri, custodi del culto della Madonna Odegitria, dopo aver messo in sicurezza l'immagine, per salvarla, decisero di portarla a Roma per consegnarla a Papa Gregorio.
Due di essi, travestiti d marinai, con il prezioso quadro custodito in una cassa, si recarono al porto di Costantinopoli (l'attuale Istanbul, in Turchia) ed attesero che salpasse qualche nave per l'Italia.
Una flotta si accingeva a partire per l'Occidente, con destinazione Roma, per fare prigioniero il Papa ed indurre gli italiani a pagare un tributo per riscatto all'Imperatore.
Nel vascello che partiva per primo erano imbarcati due marinai baresi che convinsero il comandante a far salire a bordo anche i due finti marinai.
Durante la notte una forte tempesta minacciava la nave di imminente naufragio, così come era avvenuto ad altre navi della flotta.
All'alba del primo martedì di marzo dell'anno 733, il vascello salvatosi dalla furia della tempesta, approdava al porto di Bari ed i due monaci Calogeri sbarcarono con il prezioso carico, intenzionati a proseguire per Roma.
Però i marinai baresi che avevano scoperto il reale contenuto della cassa, costrinsero i Monaci a lasciare a Bari la sacra immagine e tutta la cittadinanza in processione tra canti ed inni, con in testa l'Arcivescovo Bursa, portò l'icona della Madonna Odegitria nella chiesa dedicata all'Assunta, che diventerà poi la cripta della Cattedrale di Bari ed ai due monaci Calogeri, l'Arcivescovo Bursa ordinò di vegliare giorno e notte la sacra immagine unitamente ad altri due sacerdoti del clero locale.
Tutto questo è tradizione leggendaria; le prime notizie storiche documentate risalgono solo al secolo XVI°, quando l'Arcivescovo Antonio Puteo nel 1580 costituì la "Pia Associazione di Santa Maria di Costantinopoli", facendo poi costruire nel 1592 un prezioso altare in argento. Nell'autunno del 1722 l'immagine dell'Odegitria fu incoronata dal Capitolo Vaticano.
In epoca più recente, nel 1942, mentre infuriava anche sulla nostra Terra la seconda guerra mondiale, l'Arcivescovo Marcello Mimmi per implorare la pace, fece adornare il quadro dell'Odegitria con una artistica cornice marmorea.
"La Madonna Odegitria è stata proclamata Patrona della Diocesi e della Città di Bari ed i cittadini baresi hanno sempre trovato in Lei protezione e conforto, soprattutto nei momenti più calamitosi e difficili della sua storia." (Fonte web Enec).

Barisera, 13-11-08

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