San Sabino e la Cattedrale di Bari Vecchia. La storia del Duomo dedicata al coprotettore barese

Il Borgo Antico di Bari è geloso e silenzioso custode di notevoli monumenti, veri e propri tesori della storia della Città.
Tra questi ha un ruolo di rilievo la Cattedrale, il Duomo o Chiesa Matrice, come tradizionalmente conosciuta.
Storicamente la Cattedrale è dedicata a san Sabino, coprotettore di Bari con il più noto san Nicola. Fu edificata nell'ultimo trentennio del millecento - quindi più "moderna" della vicina Basilica di san Nicola - sulle rovine del Duomo bizantino distrutto dalla furia di Guglielmo il Malo nel 1156, che così intese punire il clero dell'epoca (in particolare il vescovo Giovanni) ed i cittadini per le continue ribellioni al potere normanno, in quanto la Cattedrale costituiva fin da allora il luogo baricentrico di aggregazione, non soltanto religiosa, della civitas medievale.
Il corpo originario fu fatto costruire dall'Arcivescovo Bisanzio sulle rovine di un più antico corpo originario risalente all'anno mille, come è annotato in una cronaca dell'Anonimo Barese "dirupavit Episcopium et coepit laborare" ,cioè: distrusse il vecchio Episcopio ed iniziò a fabbricare il nuovo. Tesi confortata dagli scavi eseguiti in un recente passato sotto l'attuale fabbrica, che hanno portato alla luce significativi elementi dell'edificio alto medievale precedente ed il pavimento musivo di una casa di epoca romana. In tale periodo medievale, un fenomeno di bradisismo fu la causa dell'erezione della Cattedrale ad un livello più alto rispetto alle altre case circostanti. L'edificio di culto ha subito nel corso dei secoli svariati rimaneggiamenti e risulta poggiare su due antiche cripte, di cui una a sviluppo longitudinale ed una ad oratorio sottostante il presbiterio. Il corpo laterale "tiburio" sovrasta la calotta della cupola con chiari motivi moreschi, dando l'impressione di un grande elmo saraceno con fregi ed incisioni ad intrecci vegetali.
Ancora non vi è concordanza di tesi e dati da parte degli studiosi settoriali in relazione all'estensione ed allo sviluppo della Barium dell'epoca romana; comunque in tale contesto urbano, l'edificio corrispondente all'attuale Duomo, occupa l'area dell'antico insediamento, quello cioè in prossimità delle mura e della "Porta Vecchia" (ora detto "Arco Alto") e, secondo la tradizione locale tramandata dagli storici Beatillo e Petroni, era ubicata nelle vicinanze della moschea e del Palazzo degli Emiri, che rappresentava una zona in forte espansione urbanistico-edilizia nel X° ed XI° secolo, in conseguenza della ripresa della Città da parte dell'imperatore Basilio I° nell'anno 876 e l'istituzione del "Tema di Longobardia".
La datazione dell'XI° secolo per tutto il nuovo complesso basilicale barese è avvalorata dal trasferimento a Bari del seggio episcopale di Canosa, la più antica città cristiana della Puglia, decaduta ad opera dei Saraceni dell'Emirato barese, con trasferimento anche delle venerate reliquie di san Sabino, Vescovo di Canosa (VI° sec.), al quale venne dedicato il nuovo tempio e fu poi eletto quale patrono della città di Bari.
La traslazione delle reliquie di san Nicola a Bari nel 1087 e la costruzione della Basilica in onore del Santo di Myra, nonché la posizione politica filobizantina e contraria alla dominazione normanna da poco instauratasi in loco, (1071), sono gli elementi ch contribuirono alla decadenza del culto di san Sabino e l'importanza della Cattedrale. Durante l'episcopato del vescovo Rainaldo (1178 - 1188) iniziò il restauro della fabbrica; il 2 febbraio 1233 venne consacrato l'altare maggiore, presente l'Imperatore Svevo Federico II° e l'Arcivescovo di Palermo Bernardo Costa, già Vescovo di Bari (1207 - 1214). Il 4 ottobre 1292 la nuova Cattedrale fu solennemente consacrata, dotata di ricca decorazione architettonica marmorea, opera di grandi scultori come Alfano da Termoli, Anseremo da Trani, Peregrino da Salerno.
La bianca facciata di pietra levigata dall'acqua e dai venti marini, con le tante decorazioni classiche dominate dagli influssi bizantini e moreschi, offre ancora oggi una vista prospettica stupenda, ricordando alle genti quel che, secoli fa, riuscirono a realizzare uomini che avevano mezzi rudimentali, ma robusta era la fede e geniale l'estro creativo.
Barisera, 13-11-08 |